«Quando si vota?» È una delle domande più frequenti sul pacchetto di accordi con l'Unione europea. A metà ottobre 2026 la risposta onesta sta in una frase: nessuna data è fissata. L'agenzia ATS parla di una votazione «nel 2027 o nel 2028»1. Nel frattempo ci saranno un avvicendamento in Consiglio federale, le elezioni federali e un Parlamento che deve ancora portare a termine il suo lavoro.
Il percorso si può comunque tracciare. Alcune tappe sono programmate e confermate, altre soltanto ipotizzate. E il calendario dipende in parte da una decisione ancora aperta: la forma del referendum.
Il cammino percorso
Gli accordi sono stati firmati a Bruxelles il 2 marzo 2026 da Guy Parmelin e Ursula von der Leyen2. Undici giorni dopo, il 13 marzo, il Consiglio federale trasmetteva il suo messaggio al Parlamento: un documento di oltre 1000 pagine e nove decreti federali, di cui quattro sottoposti a referendum3. Sono poi serviti sei mesi di lavoro in commissione prima del primo dibattito in plenum.
Dal 28 settembre al 1° ottobre 2026 il Consiglio degli Stati ha esaminato il pacchetto per primo. Ha approvato il decreto «stabilizzazione», che raccoglie il grosso del pacchetto, con 25 voti contro 16 e 2 astensioni, e vuole sottoporlo al voto del Popolo e dei Cantoni4. Secondo l'ATS, ha approvato anche gli accordi sulla sanità e sulla sicurezza alimentare, scegliendo per questi il referendum facoltativo; l'accordo sull'energia elettrica è rinviato all'inverno5. I dettagli figurano nel nostro resoconto dei voti.
L'autunno del Consiglio nazionale
Il dossier è ora nelle mani del Consiglio nazionale. La sua Commissione della politica estera (CPE-N), incaricata del pacchetto, si riunisce dal 19 al 21 ottobre, il 5 e 6 novembre e dal 16 al 18 novembre 2026. È in quest'ultima seduta che tratterà il decreto costituzionale 26.425, una delle due vie verso la doppia maggioranza. La Commissione delle istituzioni politiche (CIP-N) esamina la questione del referendum il 12 e 13 novembre6.
Segue la sessione invernale, dal 30 novembre al 18 dicembre 20267. Il Consiglio degli Stati vi dovrà esaminare l'accordo sull'energia elettrica. Per il Consiglio nazionale, invece, il programma non è ancora pubblicato: non si sa quindi se affronterà il pacchetto già quest'inverno. Le sessioni del 2027 sono fissate (primaverile: 1-19 marzo; speciale: 19-23 aprile; estiva: 31 maggio-18 giugno), ma non il loro ordine del giorno8.
Secondo l'ATS, i dibattiti non si concluderanno «prima dell'inizio del 2027»9. Dopo il Consiglio nazionale, le due Camere dovranno appianare le divergenze, rinviandosi i punti di disaccordo fino a trovare un'intesa. Diverse sono prevedibili: la forma del referendum, la tassa sull'immigrazione, l'estratto del casellario giudiziale, la misura 14 sulla protezione dei salari e il credito per Erasmus+. Nessuna esiste ancora formalmente. Il processo si chiude con una votazione finale in ciascuna Camera.
Perché la forma del referendum sposta le lancette
La decisione sulla regola di voto non pesa solo sull'esito, ma cambia anche il calendario. Con il referendum facoltativo proposto dal Consiglio federale, il decreto viene pubblicato dopo la votazione finale; gli oppositori hanno allora 100 giorni per raccogliere 50 000 firme (lo possono chiedere anche 8 Cantoni), e basta la maggioranza del Popolo10. La votazione si tiene solo se il referendum riesce. L'UDC, che combatte il pacchetto, è la prima candidata a lanciarlo; secondo l'ATS, le votazioni potrebbero tenersi nel 2027 o nel 2028. Questi tre mesi di raccolta, più il tempo per verificare le firme, si aggiungono al calendario.
Con la doppia maggioranza voluta dal Consiglio degli Stati, il voto sarebbe automatico, senza raccolta di firme11. Per un comitato referendario cambia tutto: niente più bancarelle per strada per tre mesi, la campagna partirebbe subito.
Il pacchetto comprende quattro decreti sottoposti a referendum: stabilizzazione, energia elettrica, sicurezza alimentare e sanità. Ognuno può essere oggetto di un voto separato, lo stesso giorno o in date diverse. Ma un no alla stabilizzazione impedirebbe l'entrata in vigore degli altri tre12.
Giugno 2027 o 2028?
È il Consiglio federale a fissare le date delle votazioni. I sostenitori del pacchetto puntano al 6 giugno 202713. Secondo la stampa, il portale watson ritiene più probabile il 2028, visto il tempo necessario al Parlamento. La scelta della data determina la durata della campagna e la sua distanza da altri appuntamenti elettorali.
Un obiettivo politico fa da cornice a questi calcoli: la Conferenza di coordinamento del Parlamento ha deciso, il 17 dicembre 2025, di chiudere il dossier durante l'attuale legislatura. Le elezioni federali, però, si tengono nell'autunno 2027. Un voto nel giugno 2027 precederebbe di qualche mese quell'appuntamento; un voto nel 2028 arriverebbe dopo, con un Parlamento rinnovato.
Altri eventi peseranno sul ritmo. Guy Parmelin, capo del Dipartimento dell'economia e firmatario del pacchetto, ha annunciato che lascerà il Consiglio federale il 31 dicembre 2026; secondo la stampa, l'elezione del suo successore è prevista il 9 dicembre14. L'iniziativa Bussola, che vuole imporre la doppia maggioranza ai trattati di questo tipo, attende l'esame del Parlamento; la data della votazione non è nota15. Si veda il nostro articolo. Al di fuori del pacchetto, secondo i comitati, contro l'accordo di libero scambio AELS-Mercosur è in corso una raccolta di firme per il referendum fino al 21 gennaio 202716: si veda Mercosur e pacchetto. Sul versante europeo, la ratifica non ha un calendario noto. Secondo la NZZ, la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo ha approvato il pacchetto il 10 settembre 2026; il voto in plenaria non è ancora fissato.
Dopo il voto: cambiamenti scaglionati
Anche in caso di sì, i cambiamenti non arriverebbero tutti insieme. Il messaggio parte dall'ipotesi di un'entrata in vigore della parte sulla stabilizzazione al più presto il 1° gennaio 202817. Alcune regole seguirebbero molto più tardi. Un'impresa lombarda che distacca operai su un cantiere ticinese vedrebbe applicarsi le nuove regole sul distacco 36 mesi dopo l'entrata in vigore18. Il diritto di soggiorno permanente, aperto ai cittadini europei dopo cinque anni di lavoro in Svizzera, sarebbe concesso per la prima volta soltanto nel 203519. Anche il conto salirebbe a tappe: secondo il Consiglio federale, le uscite dirette della Confederazione passerebbero da 864 milioni di franchi nel 2027 a «circa 1,4 miliardi di franchi all'anno» nel 203520. E dall'entrata in vigore si applicherebbe il recepimento dinamico: la Svizzera integrerebbe man mano l'evoluzione del diritto europeo nei settori coperti, senza votarla, fatte salve la sua procedura interna e un possibile referendum21.
Al contrario, una parte del pacchetto è già in vigore. L'accordo sui programmi dell'UE, firmato il 10 novembre 2025, si applica in via provvisoria con effetto dal 1° gennaio 202522: una ricercatrice del Politecnico federale di Losanna (EPFL) può quindi presentare un progetto in Orizzonte Europa prima di qualsiasi votazione. Erasmus+ potrebbe seguire dal 1° gennaio 2027, se il Parlamento concede il credito di 192,6 milioni di franchi (160,3 milioni di contributo, 15,8 milioni di costi nazionali e 16,5 milioni di riserva) e se l'agenzia svizzera Movetia viene accreditata23. La pagina Programmi UE e spazio illustra questo regime.
La tabella seguente riassume le tappe e il loro grado di certezza.
| Tappa | Data | Stato |
|---|---|---|
| Commissioni del Consiglio nazionale | dal 19.10 al 18.11.2026 | Confermato |
| Sessione invernale | dal 30.11 al 18.12.2026 | Confermato; programma del Consiglio nazionale non pubblicato |
| Fine dei dibattiti | Non prima dell'inizio del 2027 | Secondo l'ATS |
| Votazione | 2027 o 2028 | Nessuna data ufficiale |
| Entrata in vigore | Al più presto il 01.01.2028 | Ipotesi del messaggio |
Le prossime settimane diranno se il Consiglio nazionale seguirà il Consiglio degli Stati o il Consiglio federale sulla regola di voto, e a quale ritmo procederà. Da queste due incognite dipenderà, in larga parte, il giorno in cui gli svizzeri infileranno la scheda nell'urna. La cronologia della pagina Storia è aggiornata a ogni tappa.
- 1ATS, 01.10.2026 (versione francese) Fonte
- 2DFAE, cronologia, pag. 3 Fonte
- 3Messaggio del Consiglio federale, n. 4.2.1p. 1000
- 4verbale di voto 8570 Fonte verbale di voto 8568 Fonte
- 5ATS, 01.10.2026 (versione francese) Fonte
- 6Parlamento, pianificazione della CPE-N (versione tedesca) Fonte
- 7Parlamento, sessioni (versione tedesca) Fonte
- 8Parlamento, sessioni (versione tedesca) Fonte
- 9ATS, 01.10.2026 (versione francese) Fonte
- 10Presentazione ufficiale, diapositiva 37p. 38
- 11verbale di voto 8568 Fonte
- 12Scheda Aspetti giuridicip. 1 Messaggio del Consiglio federale, n. 4.2.1p. 1001
- 13SRF, 29.09.2026 Fonte
- 14Schaffhauser Nachrichten, 02.10.2026 Fonte
- 15Ufficio federale di giustizia (versione tedesca) Fonte
- 16RTS, 13.10.2026 Fonte
- 17Messaggio del Consiglio federalep. 619
- 18ALC: protocollo di modifica, art. 23terp. 14
- 19ALC: protocollo di modifica, art. 23terp. 14 Messaggio del Consiglio federalep. 420
- 20Messaggio del Consiglio federale, n. 3.1.1p. 972 Messaggio del Consiglio federale, n. 3.1.1p. 970
- 21ALC: protocollo istituzionale, art. 5, cpv. 1p. 5 Messaggio del Consiglio federale, n. 2.1.6.2.1p. 93
- 22Messaggio del Consiglio federalep. 45 DFAE, cronologia, pag. 4 Fonte
- 23Decreto federale credito Erasmus+, art. 1p. 1 Messaggio del Consiglio federale, n. 2.8.7.2p. 579 Messaggio del Consiglio federalep. 551