111 422 firme valide, raccolte in undici mesi. È la cifra accertata dalla Cancelleria federale il 21 ottobre 2025 per l'iniziativa popolare promossa dall'alleanza Kompass Europa, in italiano Bussola Europa1. Il suo obiettivo si riassume in un'idea: i trattati che obbligano la Svizzera a recepire norme di diritto importanti dovrebbero essere approvati non solo dal Popolo, ma anche dai Cantoni.
Il pacchetto di accordi con l'Unione europea ne è il bersaglio evidente, ma l'iniziativa va oltre: cambierebbe in modo duraturo la regola per tutti i trattati di questo tipo. Il Consiglio federale ne raccomanda la reiezione dal novembre 2025; il suo messaggio del 12 agosto 2026 non propone un controprogetto2. Il Parlamento deve ancora esaminarla, e la data della votazione non è nota.
Chi sostiene l'iniziativa
Kompass Europa è un'alleanza di imprenditori fondata nel 2021 e contraria al pacchetto di accordi3. Combatte in particolare quella che definisce «la sottomissione del trattato alla giurisdizione dell'UE»4. La sua iniziativa è stata lanciata il 1° ottobre 2024 e depositata il 29 agosto 2025, oltre le 100 000 firme richieste in 18 mesi5. Si inserisce in un movimento più ampio: anche l'UDC, l'Unione svizzera delle arti e mestieri e l'Unione svizzera dei contadini chiedono la doppia maggioranza per il pacchetto6.
Il titolo ufficiale tedesco riassume l'obiettivo: «Für eine direktdemokratische und wettbewerbsfähige Schweiz – keine EU-Passivmitgliedschaft», per una Svizzera a democrazia diretta e competitiva, no all'adesione passiva all'UE. L'espressione «adesione passiva» riassume la critica dei promotori al pacchetto.
Che cosa cambierebbe l'iniziativa
Chiede che i trattati internazionali che prevedono il recepimento di disposizioni importanti contenenti norme di diritto siano sottoposti al referendum obbligatorio, quindi al voto del Popolo e dei Cantoni. A tal fine modifica gli articoli 101 e 164 della Costituzione e aggiunge una disposizione transitoria7.
Per capire che cosa cambierebbe, bisogna partire dalla regola attuale. Oggi un trattato di questo genere sottostà in linea di principio al referendum facoltativo: si vota solo se 50 000 cittadini (o 8 Cantoni) lo chiedono entro 100 giorni, e basta la maggioranza del Popolo8. È ciò che il Consiglio federale propone per il pacchetto9. Con l'iniziativa il voto diventerebbe automatico, e un trattato accolto dalla maggioranza dei votanti potrebbe fallire per mancanza di una maggioranza dei Cantoni. In questo secondo conteggio ogni Cantone vale un voto, i sei ex semicantoni mezzo voto: il voto di un elettore di Appenzello Interno vi pesa molto più di quello di uno zurighese. Secondo il politologo Adrian Vatter, la doppia maggioranza equivale di fatto a esigere circa il 55 per cento di sì10.
Il pacchetto illustra il tipo di trattati presi di mira. Con il recepimento dinamico del diritto, la Svizzera si impegna a integrare «nel più breve tempo possibile» nei suoi accordi gli sviluppi del diritto europeo che rientrano nel loro campo d'applicazione11. Non ha un seggio nel Consiglio dell'UE né deputati al Parlamento europeo; i suoi esperti sono soltanto consultati durante l'elaborazione delle norme12. Ogni recepimento segue la procedura svizzera, referendum compreso. Un rifiuto può però portare davanti al Comitato misto e poi davanti a un tribunale arbitrale; se la Svizzera non ne rispetta la decisione, l'UE può adottare misure di compensazione, cioè sospendere in parte vantaggi previsti dagli accordi, senza però poter far pagare la Svizzera13. Il pacchetto ha anche un costo: secondo il Consiglio federale comporta per il bilancio della Confederazione «uscite supplementari di circa 1,4 miliardi di franchi all'anno», un importo che sarà raggiunto solo nel 203514. È questo insieme che i promotori vogliono sottoporre all'approvazione dei Cantoni.
Gli argomenti dei promotori
Secondo i sostenitori, i trattati che obbligano la Svizzera a seguire l'evoluzione del diritto europeo toccano l'ordinamento costituzionale e il federalismo. Secondo loro, i Cantoni dovrebbero quindi avere voce in capitolo. Invocano la storia: nel 1972 l'accordo di libero scambio con la Comunità europea e nel 1992 lo Spazio economico europeo sono stati sottoposti al Popolo e ai Cantoni, benché la Costituzione non lo esigesse15. Il SEE era stato del resto respinto dal 50,3 per cento dei votanti e da 16 Cantoni16. Di qui la scelta dei promotori di iscrivere la regola nella Costituzione, anziché lasciare al Parlamento la decisione caso per caso.
Durante la consultazione sul pacchetto, dieci Cantoni hanno difeso la stessa logica, tra cui Uri, Svitto, Zugo e il Ticino17. Lo stesso vale per alcuni giuristi: Paul Richli, dell'Università di Lucerna, vede «più argomenti a favore che contro» la doppia maggioranza, in particolare perché le misure di compensazione limiterebbero la libertà di voto18.
Il Consiglio federale: attenersi alle regole attuali
Il 26 novembre 2025 il Consiglio federale ha annunciato che raccomandava di respingere l'iniziativa. Il suo messaggio al Parlamento, adottato il 12 agosto 2026, non propone un controprogetto19. Lo stesso giorno ha confermato il referendum facoltativo per il pacchetto, ritenendo che gli accordi non adempiano le condizioni per un referendum obbligatorio20.
Per difendere la procedura ordinaria invoca tra l'altro un precedente popolare. Nel 2012 il 75,3 per cento dei votanti ha respinto l'iniziativa «Accordi internazionali: decida il popolo!», che voleva sottoporre al referendum obbligatorio i trattati contenenti norme di diritto importanti21. Il Consiglio federale ricorda anche che i Bilaterali I e Schengen/Dublino, che prevedono già un recepimento del diritto europeo, sono stati sottoposti al referendum facoltativo; gli svizzeri li hanno accolti nel 2000 e nel 200522. Ritiene che il pacchetto non tocchi in profondità l'ordinamento costituzionale e mette in guardia dalla creazione di un precedente23.
Anche il PLR, il PS, i Verdi, i Verdi liberali e il PEV difendono il referendum facoltativo per il pacchetto24. L'opinione pubblica appare divisa: in un sondaggio Demoscope pubblicato nell'ottobre 2025, il 51 per cento degli interpellati riteneva sufficiente la maggioranza del Popolo, contro il 39 per cento favorevole alla doppia maggioranza25.
Una corsa contro il tempo con il pacchetto
Il Parlamento si è già pronunciato su un punto di calendario. Il 4 marzo 2026 il Consiglio degli Stati ha rifiutato di organizzare la votazione sull'iniziativa prima di quella sul pacchetto: la proposta ha raccolto solo 22 voti, contro 2326. L'ordine delle votazioni conta, perché i due oggetti toccano la stessa questione: la regola di voto applicabile agli accordi con l'UE. L'esame di merito dell'iniziativa non è ancora avvenuto.
Nel frattempo il dibattito ha raggiunto l'iniziativa per un'altra strada. Il 30 settembre 2026 il Consiglio degli Stati ha deciso che la parte «stabilizzazione» del pacchetto dovrà ottenere la doppia maggioranza. Ha scelto due vie, tra le quali il Consiglio nazionale dovrà decidere: un referendum obbligatorio iscritto nel decreto (23 voti contro 17, 3 astensioni) e un decreto costituzionale separato (23 contro 18, 2 astensioni)27. Ha poi approvato il decreto con 25 voti contro 16 e 2 astensioni28. Per questo solo dossier, la decisione coincide con l'obiettivo dell'iniziativa. Se il Consiglio nazionale la seguirà, la questione cambierà natura: non si tratterà più di stabilire come votare sul pacchetto, ma se la regola debba valere per tutti i trattati futuri.
I due oggetti non vanno confusi. Il pacchetto è un insieme di accordi, per il quale il Parlamento sceglie la regola di voto. L'iniziativa Bussola è una modifica della Costituzione; come ogni iniziativa popolare, sarà comunque sottoposta al voto del Popolo e dei Cantoni. L'ordine delle due votazioni e l'influenza dell'una sull'altra restano sconosciuti, e per l'iniziativa non è fissata alcuna data.
Gli altri argomenti sulla regola di voto sono sviluppati in Solo il Popolo o Popolo e Cantoni? e in Che cosa dicono i giuristi. Il funzionamento del recepimento del diritto è spiegato nella pagina Istituzionale.
Aggiornato il 15.10.2026: voti del Consiglio degli Stati del 30 settembre 2026, secondo i verbali ufficiali.
- 1Cancelleria federale, 21.10.2025 Fonte
- 2Ufficio federale di giustizia, 12.08.2026 (versione tedesca) Fonte
- 3Ufficio federale di giustizia (versione tedesca) Fonte
- 4Kompass Europa, sito consultato il 14.10.2026 Fonte
- 5Messaggio del Consiglio federale, n. 2.1.8.6p. 137
- 6Risultati della consultazionep. 17
- 7Ufficio federale di giustizia (versione tedesca) Fonte
- 8Presentazione ufficiale, diapositiva 37p. 38
- 9Messaggio del Consiglio federale, n. 4.2.2.1.5p. 1007
- 10CIP-S, 27.03.2026 Fonte
- 11ALC: protocollo istituzionale, art. 5, cpv. 1p. 5
- 12Messaggio del Consiglio federale, n. 2.1.6.2.1p. 93
- 13Messaggio del Consiglio federale, n. 2.1.6.2.4p. 99 ALC: protocollo istituzionale, art. 10, cpv. 2p. 8 Messaggio del Consiglio federale, n. 2.1.6.2.8p. 102
- 14Messaggio del Consiglio federale, n. 3.1.1p. 970
- 15Messaggio del Consiglio federale, n. 4.2.2.1.3p. 1003
- 16Messaggio del Consiglio federalep. 35
- 17Risultati della consultazionep. 16
- 18IWP, 04.03.2025 Fonte
- 19DFAE, cronologia, pag. 2 Fonte
- 20Consiglio federale, 12.08.2026 Fonte
- 21Scheda Aspetti giuridicip. 3
- 22Messaggio del Consiglio federalep. 36 Messaggio del Consiglio federalep. 37
- 23Messaggio del Consiglio federale, n. 4.2.2.1.3p. 1005 Messaggio del Consiglio federale, n. 4.2.2.1.5p. 1007
- 24Risultati della consultazionep. 17
- 25La Télé, ottobre 2025 Fonte
- 26Ufficio federale di giustizia (versione tedesca) Fonte
- 27verbale di voto 8568 Fonte verbale di voto 8572 Fonte
- 28verbale di voto 8570 Fonte